Di Sergio ce n’è uno solo

“Ciao Sergio, a che ora ci vediamo domani?”

“Io sono in ufficio dalle 7.00”

Certo, penso, se ho intenzione di farvi conoscere il carismatico Direttore degli stabilimenti dell’azienda, mi tocca fare qualche sacrificio!

Mercoledì Ore 7:15

“Buongiorno!” Sergio mi accoglie con il suo sorriso disarmante, sguardo magnetico, capelli bianchi che dicono “ora parla la storia dell’azienda, attenzione!”

Da quanto tempo sei in Rovagnati? Da 36 anni! Ho iniziato in amministrazione, tra bilanci e partite doppie. All’epoca l’azienda era piccola, aveva 35 dipendenti e il sig. Paolo a un certo punto mi disse “Lei dal prossimo mese anzichè lavorare in amministrazione, verrà con me!”. E io ho dovuto eseguire, a Paolo Rovagnati nessuno poteva dire di no!

E come hai imparato a fare il tuo lavoro? Non è stato facile passare da cravatta e scrivania a pavimenti unti e celle frigorifere… è stato traumatico! Ho imparato tutto seguendo le istruzioni del sig. Paolo, mentre le conoscenze e le tecniche sulle caratteristiche microbiologiche del prodotto, sulle tecnologie industriali e alimentari me le ha insegnate un luminare della materia.

Quali sono stati i cambiamenti principali dell’azienda rispetto a 35 anni fa? Il lavoro si è evoluto sposando tecniche e tecnologie che non appartenevano all’industria salumiera. Noi siamo stati, infatti, precursori dell’automazione nel settore alimentare.

Queste evoluzioni che impatto hanno avuto sulla manodopera? Abbiamo salvaguardato i posti di lavoro, aggiungendo precisione e puntualità, stabilendo così l’alto livello qualitativo del prosciutto cotto Rovagnati, conosciuto oggi dalle famiglie italiane.

Rovagnati è un’industria o una famiglia? Per voi sarà una grande industria, per me è una grande famiglia.

È indaffarato, mi chiede scusa, alza la cornetta…

Chi chiami? Devo fare 12 telefonate a 12 persone che rappresentano i miei riferimenti, i punti cardine degli stabilimenti a Biassono, ad Arcore, a Villasanta.

Uno di questi è Carmelo il responsabile del reparto cartonaggio al quale Sergio chiede se gli impianti sono stati avviati tutti regolarmente e se gli assetti produttivi delle linee sono al completo. Un’altra persona importante è la responsabile delle 11 linee di affettamento Alessandra, che dà riscontro sull’avviamento e sulla piena efficienza di queste ultime. La stessa cosa avviene con il responsabile della logistica Alessandro al quale chiede se gli automezzi sono partiti regolarmente e il monte ordine della giornata è in linea con le aspettative “… a maggior ragione in questo periodo di crisi”.

Sergio ha un appuntamento con i veterinari dell’ASL …. Non tutti sanno che il veterinario è un pubblico ufficiale, dipendente dal Ministero della Sanità e si accerta che tutte le regole vengano rispettate… ha perfino un ufficio, obbligatorio, presso l’azienda. L’attenzione è massima verso una realtà industriale che, come noi, immette sul mercato una considerevole quantità di prodotti; parliamo infatti di milioni di affettati al mese, che equivale a dire che milioni di italiani servono in tavola ogni settimana un affettato Rovagnati.

Un quadro di un pittore calabrese che dipinge solo paesaggi di mare, una stampa di Guttuso, un dizionario sempre a portata di mano, coppe e trofei vinti con attività sportive aziendali, la foto del sig. Paolo in posizione centrale

La mia attenzione è attratta però dal termometro a spillo nel taschino e Sergio mi chiede “Controlli abitualmente la temperatura del tuo frigo? Rispondo di no.

Male, perché se indichiamo sulla confezione +2° o +4°, conservando l’alimento a +8 potrebbe “diventare verde” e diresti che è colpa del prodotto. La prima cosa da controllare dunque è la temperatura alla quale vengono conservati i prodotti alimentari. Ecco perchè tutti noi in azienda siamo dotati di questo strumento perchè in ogni fase produttiva la temperatura dev’essere sotto controllo: in fase preliminare per ostacolare la proliferazione della flora batterica, in cottura per garantire gli effetti della pastorizzazione.

Inosomma, il prosciutto cotto non è tutto uguale, anche perchè di Sergio ce n’è uno solo.

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